L’idea simbolica alla base del disegno di Marta Kai è la ricerca creativa e spirituale: nel booklet lo stesso omino della copertina ha già raggiunto la cima? Jazz tradizionale e swing sono l’humus su cui Maybe si sviluppa ed è palpabile che per Pasquale Cataldi il riferimento fondamentale è Thelonious Monk, così come c’è un amore viscerale per il Miles Davis di fine anni ’60 (quelli dei seminali album Nefertiti e Miles Smiles), oltre che per la black music ed il jazz contemporaneo, come quello proposto da Nate Wood e Kurt Rosenwinkel.

Gli 8 brani di questo disco edito dalla romana Filibusta Records si fanno apprezzare per l’alchimia raggiunta dai musicisti coinvolti nella registrazione (anche se poi dal vivo Cataldi si esibisce in un quartetto): lode dunque al batterista Pasquali Cataldi in compagnia di Filippo Molicone tromba, Lorenzo Corsi flauto, Marco Bonelli curved sax soprano, Michele Campo violino, Jack De Carolis chitarra elettrica, Giuseppe Sacchi piano e synthesizer, Andrea Pochesce, contrabbasso e basso elettrico. L’album Maybe è stato registrato, mixato e masterizzato al Lyran Lab 24 Studio a opera del sound engineer Axel (Axel Sound Prod).

Back to top