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recensione del 16/07/2005
Kink: quando “L’attesa” non è delusa.
di Valentina Grugnaletti
Un approdo felice per chi è in fuga dalla musica commerciale italiana e dalle melodie banali
In un universo di musica commerciale mi fa un immenso piacere conoscere i Kink. La band nasce nel 1995 a Conversano (Ba), ma nel corso degli anni la line-up originale si modifica, sino a raggiungere la formazione attuale: Beppe (basso) e Leo Bacchetta (batteria), i due pilastri dei Kink, Stefano (chitarra) e Ilaria (voce). La loro musica è una sperimentazione continua di generi e stili, grazie al fatto che ogni componente del gruppo proviene da differenti background: nei primi lavori è chiaro l’influsso dei Dream Theater, ma con l’arrivo di Ilaria, e con il suo stile vicino al pop-rock americano, i suoni aggressivi si attenuano.
Il loro primo lavoro, “Perfect dream”, esce nel 1999, seguito nel 2001 dal singolo “Face your Life”.
Nel settembre 2004 esce “L’attesa”, nel quale abbandonano la lingua inglese mantenendo comunque uno stile hard rock molto incisivo. Il primo pezzo è “Dogma”. Si apre con un caldo e forte riff metal di basso e chitarra, al quale si aggiunge la voce profonda di Ilaria, che dopo le prime battute si modula morbidamente fino ad estendersi alle tonalità più alte nel ritornello. Subito evidenti le influenze metal della band e le doti vocali di Ilaria, in grado di passare dai toni gravi agli acuti con sapiente disinvoltura.
Ne “L’attesa”, brano che dà il titolo al CD, la chitarra effettata di Stefano dona un’atmosfera calma, quasi fluida, alle prime battute, mentre la batteria scandisce ruvidamente (ed efficacemente) il passaggio dalla strofa al ritornello. Questa volta la voce è morbida e potente, la melodia è accattivante e il ritornello davvero orecchiabile.
“Ombre” è il pezzo che più mi ha colpito, soprattutto a livello armonico. La melodia è inizialmente soffusa e leggera , con la chitarra di Stefano sempre presente ma quasi impalpabile. Sul ritornello il ritmo cresce e si fa sempre più trascinante, con batteria e chitarra che accompagnano energicamente la voce. Sul finale si torna all’atmosfera soft dell’inizio:il pezzo si chiude con uno splendido passaggio strumentale di basso, chitarra e batteria , al quale si aggiunge per ultima Ilaria.
In “Nessuna parola” il ritmo è serrato la melodia non è molto articolata; la canzone sembra piuttosto un saggio delle doti vocali di Ilaria.
“La tua logica” chiude il cd. Il brano è una piacevole giostra di stili: di frase in frase i cambi sono continui…i ragazzi sembrano voler esibire tutte le loro potenzialità in un unico pezzo!
Il continuo cambio di ritmo e tonalità, all’interno di ogni singolo brano, e le melodie mai scontate ci fanno capire che questi ragazzi hanno una notevole esperienza. Inoltre il fatto che abbiano scelto di scrivere testi in italiano è encomiabile: sono riusciti a non cadere nella trappola della metrica italiana, che normalmente poco si addice al rock… …tuttavia non nego che mi piacerebbe risentire gli stessi pezzi con testi in inglese! Unico appunto: credo che una produzione migliore potrebbe davvero rendergli l’onore che meritano!!!
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