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recensione del 20/05/2010
The King of Silence - Il sogno di Andy (autoproduzione 2010)
di Giancarlo Passarella
Tra un sogno prog rock ed un folle sonno potentino, tra Chocolate Kings e Porcupine Tree
Tre sò li putente: lu papa, lu rRè e chi nun' tene niente...
Come recita questo famoso proverbio lucano, i signori e chi non fa niente nella vita, si devono annoverare tra i potenti. I The King of Silece invece mettono sul tavolo i loro sogni ed ambizioni, mettendosi in gioco e non dormendo sugli allori di una piccola gloria conquistata localmente. Con questo spirito hanno da poco pubblicato Il sogno di Andy, disco quasi perfetto! Si tratta infatti di una suite di 12 brani, confezionati in modo elegante: anche la grafica e' professionale, ma la mancanza di produttore artistico si sente, anche se questo demo e' meglio di tanti cd ufficiali!
Dalla loro busta e' uscito un cd che riprende in copertina la grafica della mitica 50 lire e ne fa' un elaborato del tutto personale: assai bello... lo apro' e con il cellophane se ne va anche il bollino Siae, messo percio' nel posto sbagliato. Rimango di nuovo spiazzato da questa ennesima gaffes e guardo incuriosito l'indirizzo: Potenza? La mia Potenza? Fatti i complimenti a Leo Micca per l'ottimo lavoro grafico, il disco riparte con il botto, ma questo volta in campo artistico: un brano come Il re dei folli e' un pamphlet preciso e dettagliato del progetto della band, unendo tradizione prog ad un crossover da nuovo millennio, dove la metrica lirica si sposa bene con il tappeto sonoro. Il cantato e' appoggiato a questa impalcatura, ma a volte si permette anche di enfatizzare alcuni momenti topici. Davvero bello come brano ed allora il loro motto (.....tutti noi siamo stelle, stiamo sbiadendo... cerca solo di non preoccuparti, un giorno ci vedrai... ma adesso, prendi solo quello che ti serve e continua per la tua strada, continua a guardare avanti e smettila di piangere!) mi sembra ancora piu' vero e me li fa sentire vicini.
Mi aspetto con ansia i nuovi brani, avvinto ormai da un progetto prog rock che intuisco originale: non vengo del tutto soddisfatto dai brani che seguono, sicuramente non all'altezza dell'incipit Il re dei folli... il resto scricchiola in piu' punti, spesso dimostrando che stare in studio un po' di piu', forse avrebbe giovato all'intero concept. Ma io parlo bene, ma i The King of Silence questo disco l'hanno concepito tra mille sforzi (economici e non), basandosi su una strumentazione personale e non in un mega studios..! Ed allora il disco riassume il ruolo di bella produzione, ma a me piace pensarlo piu' come biglietto da visita di una band che come elaborato finale: mi immagino anche cosa si sarebbe potuto fare, facendosi aiutare da un produttore artistico o da un altro tipo di vecchia volpe da studio, come un arrangiatore (o un fonico) che abbiano frequentato anche la fine degli anni'70 ovvero sia l'humus su cui (non per eta', ma per gusti musicali) i The King of Silence ambirebbero correre liberi e leggiadri... Alcuni passaggi infatti sembrano figli della lezione di Chocolate Kings (della P.F.M.) o dei piu' recenti Porcupine Tree, anche se il merito dei The King of Silence e' quello di rimanere capatosta e cercare un proprio percorso artistico. Attuale line-up della band: - Enrico Condelli tastiere e synth - Mario Pepe batteria - Donato Modrone chitarra - Giovanni Castelli voce - Vito Armandi basso
Come si e' arrivati da quel freddo garage a questo disco? Come hanno concepito la loro produzione i potentini The King of Silence?
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